Sono anzitutto cristiano con voi,
e sacerdote per voi, per parlare di Lui a voi e di voi a Lui Emilio Gandolfo

il silenzio

Io amo il silenzio, ma amo anche
la parola che nasce dal silenzio
Emilio Gandolfo
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«Chi possiede veramente la parola di Gesù comprende anche il suo silenzio». Emilio apre con queste parole di Ignazio d’Antiochia il libretto per il Natale 1984. È al silenzio che dedica quell’anno la lettera agli amici, un tema che lo affascinava e una pratica che ha seguito. Non è il silenzio dell’intimismo e della fuga dal mondo quello che lo interessava, ma il silenzio che definiva salutare, quello dell’ascolto «su cui è fondata tutta la spiritualità ebraica e cristiana: “Ascolta Israele!”. È l’ascolto della Parola che si fa udire nel deserto, e che fa fiorire il deserto riportando l’uomo a quella felice condizione in cui Dio, alla brezza della sera, scendeva nel giardino per intrattenersi familiarmente con lui… La parola è luce nelle tenebre, ma il silenzio è il clima in cui il mistero si fa storia, come il Verbo si è fatto carne».

«Frastornati dalle troppe parole che si dicono, non riusciamo ad ascoltare la Parola uscita dal silenzio», scrive nella lettera di Natale 1975. E cita don Milani che «si è battuto per dare la parola ai poveri, a quelli che nessuno ascolta perché non contano. Ciò esige un profondo rispetto dell’uomo, di ogni uomo, dell’ultimo degl’uomini: saper ascoltare la parola che esce dal silenzio dell’umiliazione e dell’isolamento».

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Don Lorenzo Milani con i suoi alunni a Barbiana
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Nella lettera di Natale 1990 evoca Benedetto a Subiaco: «Era fuggito da Roma per andare ad abitare solo con se stesso, sotto lo sguardo dell’Altissimo. Condusse nella valle dell’Aniene una vita totalmente solitaria, quasi selvaggia, nel più assoluto silenzio… La parola vera, la parola che diventa dialogo, scambio e comunione, non può nascere che dal silenzio, dove l’uomo sperimenta la sua povertà e quella solitudine, che può diventare fecondissima».

La ricerca del silenzio appare a Emilio lontana, al punto da chiedersi: «Siamo ancora degni del silenzio? Ce lo meritiamo ancora? Il silenzio del deserto, il silenzio della foresta, il silenzio che i monaci hanno cercato e trovato, quel silenzio che è comunione con Dio, quel silenzio da cui nasce la vera Parola …». È in un monastero rumeno, quando scrive queste riflessioni nel luglio 1988. Nei monasteri, “isole del silenzio”, è possibile trovare e incontrare Dio. Il silenzio: «anticipazione della beatitudine eterna, di cui i monaci sono segno nel mondo di oggi inquieto e alla ricerca di significato della propria vita».

Nella lettera di Natale 1997 il silenzio è il “buio totale” che invade lo spirito di Teresa di Gesù Bambino, la santa che Emilio ha tanto amato, «autentico modello dello spirito d’infanzia e di quella povertà di spirito, che porta a scegliere l’ultimo posto. All’opposto del fariseo che nella sua presunzione arriva a ringraziare Dio di non essere come gli altri, Teresa chiede di poter sedere alla mensa dei peccatori. Ciò le costò il buio totale, che invase il suo spirito durante gli ultimi diciotto mesi della sua breve esistenza». E il silenzio è anche il presentarsi a mani vuote davanti a Dio, come anelava Teresa, “perché non ti chiedo, Signore, di contare le mie opere. Io non voglio altro che te”.

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Santa Teresa di Lisieux
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Antonello da Messina, Ecce Homo, Piacenza, Collegio Alberoni

Scrive in un articolo che intitola “La parola che esce dal silenzio”: “Gesù taceva”. Così viene sintetizzata la passione. Gesù taceva, ma tutta la sua vita parlava e rendeva testimonianza alla verità. Egli è rientrato nel silenzio che aveva rotto per breve tempo.
Aveva parlato, consegnando la sua parola, non ai libri ma ai discepoli. Non si può accogliere la sua parola se non si diventa suoi discepoli, e se non si accetta di essere ‘condiscepoli’ con tutti quelli che oggi sono disposti ad accogliere la sua parola e a rispettare il suo silenzio”.

Era un contemplativo, Emilio, rapito dal mistero dell’incarnazione.

«Io amo il silenzio, ma amo anche la parola che nasce dal silenzio». Amava il silenzio contemplativo di Maria: “Custodisce tutte queste cose meditandole in cuor suo”. Il suo silenzio è pieno di stupore, osserva Emilio nella lettera di Natale 1987: «Forse Rosmini pensava a lei quando, prima di morire, condensò il senso dell’esistenza in tre parole: adorare, tacere, godere. Si parla tanto di Maria, ma si pensa poco al suo silenzio: al significato e alla fecondità del suo silenzio». Amava il silenzio del pastore «che in molti presepi si presenta davanti alla grotta del Bambino Gesù a mani vuote e con gli occhi spalancati, rapito per lo stupore davanti all’inaudito prodigio dell’Altissimo che si è umiliato nella nostra carne, per renderla gloriosa e santa».

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Giorgione, Pala di Castelfranco (particolare)
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Non mancano nel diario le meditazioni sul silenzio, come in questa pagina del 27 aprile 1958. “La Bibbia si spalanca come la porta per introdurci alla contemplazione silente all’adorazione. Allora tutto tace. Tace tutta la bellezza che ha parlato agli occhi e al cuore. Tace ogni parola di fuori e deve tacere ogni parola di dentro “ipsa sibi anima sileat” taci anima mia e ascolta. Ascolta in silenzio e adora. Adora e taci. Taci, anima mia, e godi in silenzio il Verbo del Padre. Taci perché sei al cospetto del Signore. Taci ma giubila, Egli ascolta il grido intimo. Anima mia, taci strepitu clama affectu.
Perdonami o Signore e parlami ancora nel silenzio della mia anima senza segni e parole, senza strepito e senza intermediari. Perdona per tutte le volte che interrompo il colloquio con te per abbandonarmi al facile e sterile discorso
”.