Sono anzitutto cristiano con voi,
e sacerdote per voi, per parlare di Lui a voi e di voi a Lui Emilio Gandolfo

il Virgilio

“Ma tu sai che ti seguono gli affetti che hai coltivato in queste aule”

Per tanti anni ho insegnato religione ai giovani del liceo Virgilio di Roma e non ho mai cercato di dimostrare l’esistenza di Dio.
Emilio Gandolfo
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Gli anni romani saranno soprattutto gli anni del liceo classico , “l’unico luogo in cui il nomade Emilio ha messo radici”, come ha scritto un suo amico, don Silvano Nistri, parroco a Sesto Fiorentino. In quelle aule stringerà rapporti che andranno al di là dei muri della scuola e saranno di profonda e duratura amicizia. Con il Preside Giuseppe Dell’Olio, con alcuni professori, e soprattutto con i giovani. «Un piccolo prete sorridente e ragionevole – così lo ricorda un suo ex alunno, Marcello Flores.
A tutti ha lasciato qualcosa: generosità, allegria, quella strana e insolita simpatia che solo raramente si stabiliva tra studenti e professori. Soprattutto con quelli di religione».

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Venezia, 20 aprile 1958
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Sirmione, 24 aprile 1958

In viaggio in Veneto col Virgilio

«Al liceo Virgilio di Roma ho incontrato tanti giovani con i quali sono cresciuto alla scuola dell’unico Maestro». Cresciuto con i giovani. «Il Maestro mi chiama a essere più discepolo per essere più maestro», annota in una pagina del diario del 1959 in cui riflette su “una partita di pesca fallita”, perchè non è riuscito a suscitare l’interesse della classe. «Quando le cose non vanno, devo avere il coraggio di cominciare da me e domandarmi perché non vanno. Non sarebbe giusto né risolverebbe niente accusare loro». Meditare più a fondo la testimonianza di Dio, è questa la soluzione: «Non debbo dare altre parole che quelle date a me dal Signore, la mia dottrina non è mia ma di Colui che mi ha mandato».

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“Dipenderà anche e principalmente da lei… forse riuscirete ad insegnarmi ad amare Dio”: sono parole che si è sentito rivolgere dai suoi alunni e che riporta in una pagina del diario del dicembre 1958 che intitola “La mia religione oggi”. Quello che dicono i ragazzi di 15, 16 anni. Si chiede come mettersi in relazione con gli alunni, con ciascuno di loro, e con i più lontani.

Lo interessa quello che i giovani pensano di se stessi, del mondo e del futuro. Crede nel dialogo e lo pratica, senza furbizie e senza chiusure. «Sapeva farsi amare soprattutto da atei e comunisti, anarchici e agnostici – ha scritto Marcello Flores d’Arcais – don Emilio non era un prete condiscendente, non cercava tra i giovani un facile consenso come molti tra i religiosi “progressisti” della sua generazione, non metteva tra parentesi la fede, il ruolo, l’appartenenza alla Chiesa.
Ma riusciva a trovare con tutti il terreno per dialogare
».

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don Emilio tra alunni e professori del Virgilio

C’è una pagina del diario di Emilio che ci dice qualcosa su come viveva il suo lavoro in classe, sulla tensione che lo prendeva nel trasmettere la parola di Dio, più esattamente, come lui stesso scrive, «nella sproporzione immensa fra le tue parole e le mie». Emilio si rivolge al Signore: vorrebbe «accendere di entusiasmo per le tue cose i giovani», ma teme di non farcela, di trasmettere noia e fastidio. «Sono loro sordi o sono io che non riesco a trovare il linguaggio e l’accento adatto? O Signore, metti sul mio labbro le tue parole e guidami… Mi hai affidato un compito difficile. Devo capirlo. E devo capire che questa non è letteratura e neanche godimento estetico. È luce che può far male agli occhi ».

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O Signore ti chiedo di chiamare, ti chiedo di attrarre a te fortemente e irresistibilmente con la forza del tuo amore i giovani che con me si presentano oggi a te, che sono attorno al tuo altare”, invoca nel suo diario il 17 maggio del 1967 con il pensiero rivolto alla messa che avrebbe celebrato, come ogni anno nella Settimana Santa, per gli alunni e i professori del Virgilio.

Scriverà a Natale del 1994: «Per tanti anni ho insegnato religione ai giovani del liceo Virgilio di Roma e non ho mai cercato di dimostrare l’esistenza di Dio, perché non mi sembrava che ne valesse la pena. Che serve dimostrare che Dio c’è, se non c’è per me, se non credo che egli mi ama?. Penso che Agostino arrivò alla fede quando si convinse e poté dire: “Tu sei venuto a cercarmi quando io non ti cercavo, e mi hai cercato affinché io ti cercassi”».

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Libretto di Natale 1994

Saper tacere e saper ascoltare: è la lezione che Emilio apprende insegnando. E la apprende dagli alunni. Lo scrive a Natale 1996: «Alla cena dei maturandi della III E del 1972 ricevetti in dono Il vangelo di Charlie Brown, in cui leggo: “Dio ha bisogno di uomini, non di esseri rumorosi, parolai. Dei cani egli cerca, che coi loro nasi si immergano nell’Oggi, e qui sentano il profumo dell’Eterno”. Che cosa volevano dirmi allora, quasi venticinque anni fa, quei ragazzi del liceo Virgilio di Roma? Penso che per prima cosa volessero dirmi che non si accontentavano di parole, e che se io volevo sentire il profumo dell’Eterno dovevo vivere immerso in questo tempo, attento alla voce degli uomini di oggi e cercando d’interpretarla; mi chiedevano di saper tacere e sapere ascoltare. Perché se è vero che Dio parla attraverso le Scritture, la sua parola non è mai intemporale; è sempre legata al tempo, alla storia umana, tanto che un determinato giorno, in un determinato luogo, il Verbo di Dio si è fatto carne della nostra carne, per immergersi nella vicenda d’ogni uomo e assumerla in sé». È questo il messaggio di Emilio: cogliere la Parola di Dio tra le voci degli uomini.

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Pasqua 1957, Lux in tenebris
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Pasqua 1958, Resurrexit
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Pasqua 1959, Nova progenies
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Natale 1960, Rorate coeli

Queste copertine ci richiamano le prime iniziative di Emilio nella scuola di via Giulia: “sacre rappresentazioni audiovisive” nell’Aula magna, offerte, come si legge nella presentazione, «a tutta la cara famiglia del Liceo Virgilio, Professori, Alunni, Ex Alunni e i loro familiari». Si comincia a Pasqua 1957 e si prosegue fino al 1960: tre rappresentazioni pasquali, una natalizia. Titoli in latino: Lux in tenebris, Pasqua 1957; Resurrexit, Pasqua 1958; Nova progenies, Pasqua 1959; Rorate coeli, Natale 1960. Alunni in scena, Emilio regista di uno spettacolo in cui «tre elementi dovrebbero fondersi – scrive – il più possibile: Voci, Musiche, Luci». Costruisce i testi in un collage di brani biblici, di classici, da Platone a Shakespeare, di poeti, da Ungaretti a Rilke a Turoldo.

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Pasqua 1961: il primo libretto
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Natale 1961

Cammina con gli alunni, Emilio, e con loro riprende in mano gli autori che tanto amava, i classici greci e latini, Dante, Manzoni. Nelle lezioni va oltre i confini del programma scolastico e dilata la sua esperienza pastorale con i giovani oltre l’aula. Lo fa con visite alle chiese di Roma, conferenze a scuola o a villa Bassi. E soprattutto con il mezzo che gli è più congeniale, la parola scritta. Comincia a Pasqua 1961, con una lettera di auguri ai “giovani del Virgilio”. E già a Natale la lettera diventa un libretto, con l’aggiunta di testi, da San Leone Magno a Santa Caterina da Siena a Edith Stein. Da allora Emilio non perderà un appuntamento.

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